Ringraziamento per il buon gusto

Sabato scorso, approfittando della splendida giornata di sole, sono andato ai Piani di Invrea con un amico.

Per chi non lo conoscesse, è un posto davvero splendido, una lunghissima passeggiata a mare tra Cogoleto e Varazze, ricavata sul tracciato di una vecchia ferrovia. E sì, ci sono anche le gallerie!

Ho fatto il pieno di sole e di vento, di goccerelline d’acqua salata (il mare era grosso), di profumi e colori (in Liguria la primavera è già iniziata, molti fiori già sbocciati). Soprattutto, ho ascoltato attentamente la voce del mare, quel giorno mugghiante, profonda e possente. La voce di un vecchio dio saggio.

Bello rigenerato, sono andato col mio amico in un piccolo bar (l’unico aperto d’inverno) per completare l’opera con una bella cioccolata calda. Mangiare una cioccolata calda col sole negli occhi e il mare nelle orecchie, i capelli scompigliati dal vento, è un’esperienza davvero meravigliosa!

Poteva questa beatitudine essere turbata? Ebbene sì, qualcosa la turbò. Ecco che al tavolino di fianco al nostro, lasciato libero da due distinte (e molto liguri) signore, prende posto una giovane fucsia. Avete capito bene, fucsia. Come definirla altrimenti, dal momento che di quel colore aveva tutto, cioè nell’ordine, dal basso all’alto: stivaletti collant minigonna giubbottino rossetto capelli?

Dopo forse un minuto, questa sinistra imitazione di Lady Gaga si rivela essere solo l’avanguardia di un’orda di rozzi d’ambo i sessi, malvestiti anch’essi ma non appariscenti quanto il clone, che uno dopo l’altro la raggiungono. Ben presto il rumore del mare viene soverchiato dagli schiamazzi di quest’improbabile adunata.

Allora, dopo averli osservati un bel po’ con sguardo antropologico, mi sono rivolto al sole che stava declinando, e facendogli un bel sorriso l’ho ringraziato del dono prezioso che mi aveva concesso, negandolo invece a quei poveri sfortunati.

“Caro sole, ringrazio l’universo per avermi dato il buon gusto!”

 

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Ringraziamento a Mozart

[Questo post l’ho scritto per il gruppo Grandemozart su FB,  di cui sono amministratore]

27 gennaio. Ogni anno rifletto sulla doppia ricorrenza che cade in questo giorno: la nascita di Mozart e la morte di Auschwitz.
Oggi voglio condividere qualcuna delle mie riflessioni con voi, vecchi e nuovi amici. Perdonatemi, il mio intervento non sarà brevissimo.
Comincerò dalle parole di Massimo Mila, che rievocano un anniversario non della nascita, ma della morte di Mozart, il 150. per la precisione, che cadeva nel 1941.
“Sentita un tempo come qualcosa di gratuito e astratto – scrive dunque Mila nel 1942 – la serenità mozartiana comincia ad apparire un balsamo all’amarezza dei tempi, un benefico dono divino. […] Concezioni serene come il Ratto dal serraglio o la Piccola serenata notturna possono parere superflue a chi non chiede riposo. Nella quiete d’una vita ordinatamente felice non si avverte la “necessità”, il senso riposto di creazioni equilibrate e armoniose come il Quintetto per clarinetto. Ma quando lo spirito è digiuno di bellezza, quando il gusto è offeso dal ferreo imperio della violenza che popola il mondo di disarmonia; quando le strade stesse delle città offrono immagini sinistre di regresso dal cosmo al caos – vuote occhiaie di isolati distrutti, rivelazioni oltraggiose di case sventrate, disordine di muri abbattuti e di sostegni divelti – allora questi poemi di suoni da cui ci aveva un poco tenuti lontano il carattere troppo ovvio della loro bellezza, si ergono innanzi al nostro spirito nella loro adorabile euritmia come pure espressioni della Forma, principio supremo d’intelligenza ordinatrice e plasmatrice del mondo.
Nella ricostruzione dell’anima che si avvierà a pace raggiunta, il culto mozartiano sarà un fatto di prim’ordine. Il bisogno di riposo, di pace e di distensione farà del dopoguerra la grande ora di Mozart, la prima della storia. Moltiplicandosi sotto la spinta delle necessità spirituali, i circoli mozartiani perderanno la loro sfumatura di snobismo lievemente egoistico e nei luoghi dove gli uomini avranno più sofferto svolgeranno una sommessa opera di assistenza interiore, irradiando un alone di serena quiete, confortando al sorriso e alla felicità.”
Mila vede nella musica di Mozart, al di là di tutte le interpretazioni critiche, principalmente un farmaco, un rimedio per l’anima, devastata dalla guerra. E si noti che la Shoah, nel momento in cui Mila scrive, era ancora sconosciuta, iniziava nel segreto la sua opera di distruzione scientifica dell’umanità. Mila profetizza che la seconda metà del Novecento sarà “l’ora di Mozart” e ne individua la ragione non nella sfera estetica, ma nella sfera esistenziale. L’umanità stessa è messa in pericolo dal totalitarismo, dalla guerra e dalla Shoah, non questo o quel suo valore estetico. Per ricostruirla occorre la musica di Mozart, umana che più umana non si può.
Sull’umanesimo mozartiano Mila scrive altre pagine bellissime, che invito chi vorrà a leggere nell’edizione Einaudi che ho già citato. Qui mi limito a sintetizzare le qualità principali che per il musicologo lo connotano. Prima di tutto c’è la naturalezza. “La musica di Mozart non si mette mai nessuna maschera, non fa mai nulla per apparire diversa da ciò che è”. E questo perché quella musica “respira in ogni sua parte la convinzione della sostanziale uguaglianza – uguaglianza di valore – di tutti i tipi umani, e perciò non vi propone, e tanto meno v’impone alcun tipo”. Quante volte in GM abbiamo parlato infatti della straordinaria capacità della musica Mozartiana di ritrarre i più diversi tipi, atteggiamenti e sentimenti umani!
Quindi, naturalezza ed equanimità, se così la posso chiamare. Tutto il contrario di quel clima spirituale che ha prodotto la Shoah. Che è la Shoah, nella misura in cui distorce, mutila, umilia e contraffà – in una parola devasta – la natura umana. Il procedimento estremistico di questa mentalità, che per ironia della sorte è stata definita dagli storici totalitaria, è quello appunto di conferire maggiore valore ad alcune caratteristiche della natura umana, dividerle dalle altre, e con quelle costruire un modello ideale d’uomo, un uomo perfetto, astratto e del tutto irreale, un uomo metonimico (la parte per il tutto), per realizzare il quale l’umanità, quella autentica, viene distrutta. Che umanità rimane infatti negli aguzzini e nelle vittime che giorno dopo giorno si imbestialivano ad Auschwitz? Ma lo scopo di Auschwitz era appunto quello di salvaguardare l’illusoria umanità creata dalla mentalità totalitaria dall’altrettanto illusorio suo nemico, la “razza ebraica”. Ma la vera umanità non ha nemici. Perché la vera umanità accetta i suoi limiti, i suoi difetti, le sue contraddizioni, i suoi problemi. Non cerca di nasconderseli, di negarli, dando il via a quella spirale di ipocrisie e illusioni che potrà produrre infine l’orrendo assurdo di Auschwitz.
E oggi, l’umanità gode di buona salute? Oh, non so, alcuni dicono che la mentalità totalitaria non è superata, ma solo arginata, e che sta riprendendo piede. Oggi ho assistito a un bellissimo dibattito sul negazionismo che mi ha insegnato ancora altre cose sui veleni che minacciano la salute di questa povera umanità, e mi ha messo un po’ di paura. Ma insomma, ci sono dei buoni antidoti a questi veleni. La musica di Mozart, ad esempio, l’ascoltarla, il farla e anche il parlarne insieme a buoni amici, che di umanità sanno qualcosa, mi par di vedere.
Ancora poche parole sul corollario musicale di queste mie riflessioni, chiedo umilmente venia. Ho scelto questo pezzo perché è una marcia funebre piena delle qualità che Mila rintraccia nella musica mozartiana, scritta per la morte di uomini, non dell’umanità. Per ridare dignità umana a tutti, che la Guerra a tutti gliela rubò.

Grazie a Natalie

La voce che Madre Natura ha dato a tutti noi esseri umani è un dono meraviglioso.

Troppo spesso lo usiamo senza consapevolezza, senza renderci conto di tutte le sue potenzialità.

Attraverso il canto, noi rientriamo in contatto con la nostra voce, ne scopriamo tutta la carica energetica, ne diveniamo acutamente consapevoli.

E attraverso la voce, impariamo sempre qualcosa di nuovo su noi stessi. Non sempre ciò che viene a galla è piacevole, ma è comunque un dono, perché il portare alla luce ci libera sempre, e ci fa crescere. L’importante è imparare ad accettare senza giudicare tutto ciò che il canto ci dice di noi.

Anche solo ascoltare una bella voce ci ricorda tutto questo. E Natalie ne è certamente dotata.

A lei il mio grazie di oggi! 🙂

Epifania

Oggi è un bel giorno per ringraziare.

E’ L’Epifania!

Da sempre la mia festa preferita. Mi piace la Befana, la vecchietta antica che personifica la saggezza della natura e degli antenati. Mi piacciono i Re Magi che portano doni dall’Oriente saggio.

Ma soprattutto mi piace la Stella. Simbolo della luce senza la quale ogni cammino è impossibile.

Ringraziamento alla Sardegna

Queste vacanze di Natale le ho passate in Sardegna, grazie alla generosità di un amico speciale che mi ha permesso di contenere le spese del viaggio. A lui e a tutti i Sardi dedico queste righe di ringraziamento.

Dalle pietre avete appreso la solidità,

Il sole vi ha insegnato la generosità,

Il vento il gusto per la libertà.

Ma grandi grazie rendete al mare,

Sardi beati: a lui infatti dovete la voce.

La vostra voce, articolata in sillabe

sonore, nella parola e nel canto,

profonda come il muggito della terra,

squillante come una tromba nella notte,

la vostra voce è una danza d’oro liquido.

Cantate, cantate sempre, popolo beato!

La vostra voce risuona ancora nel mio cuore

e vi eleva un canto di grazie.